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Just Kids

Un libro in lingua di Patti Smith edito da Ecco Pr, 2010

  • € 25,90
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It was the summer Coltrane died, the summer of love and riots, and the summer when a chance encounter in Brooklyn led two young people on a path of art, devotion, and initiation.

Patti Smith would evolve as a poet and performer, and Robert Mapplethorpe would direct his highly provocative style toward photography. Bound in innocence and enthusiasm, they traversed the city from Coney Island to Forty-second Street, and eventually to the celebrated round table of Max's Kansas City, where the Andy Warhol contingent held court. In 1969, the pair set up camp at the Hotel Chelsea and soon entered a community of the famous and infamous—the influential artists of the day and the colorful fringe. It was a time of heightened awareness, when the worlds of poetry, rock and roll, art, and sexual politics were colliding and exploding. In this milieu, two kids made a pact to take care of each other. Scrappy, romantic, committed to create, and fueled by their mutual dreams and drives, they would prod and provide for one another during the hungry years.

Just Kids begins as a love story and ends as an elegy. It serves as a salute to New York City during the late sixties and seventies and to its rich and poor, its hustlers and hellions. A true fable, it is a portrait of two young artists' ascent, a prelude to fame.

Informazioni bibliografiche

 
Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Just Kids"
SubliminalPop, 2011-09-21
3

New York, fine anni Sessanta, quelli di Wharol, del CBGB e del Chelsea Hotel, Patti incontra Robert, dopo essersene andata dal New Jersey, sua terra natia. Sono ancora ragazzini quando si conoscono (il titolo del libro arriva proprio dalla frase pronunciata a sua moglie da un signore che li stava fotografando), ma da quell’incontro nascerà un rapporto artistico sentimentale di quelli in grado di formare una piccola parte di storia. Prima come amanti e poi come amici, la loro unione sarà destinata a durare fino al suo più triste e francamente prevedibile epilogo, la morte di Mappelthorpe per AIDS nel 1989. Durante quegli anni che passeranno convivendo, prima in un appartamento in Hall Street e poi in una stanza al famosissimo Chlesea Hotel, Patti Smith inizia a sperimentare con i versi e la sua voglia di diventare una poetessa (facendolo fin da subito con l’accompagnamento musicale di musicisti conosciuti ‘on the road’), mentre Robert le fa da contrappunto con i primi esempi di quella ricerca d’immagine che l’avrebbe poi reso un fotografo conosciuto su scala mondiale. Il loro sarà sempre un rapporto libero, senza troppi paletti, ma anche senza tante convinzioni, restando sempre in bilico su quell’atmosfera di perenne attesa e stravolgimento continuo tipiche di quegli anni. Libertà che permetterà a entrambi di conoscersi a fondo, lati negativi e oscuri compresi. Sullo sfondo, come già introdotto all’inizio, una New York in veloce espansione e fermento artistico, socio-culturale, ma anche le fattorie nei dintorni dello Stato, gestite e popolate da hippy alla ricerca di un nuovo stile di vita possibile. Curiosità: la celebre foto sulla copertina di uno dei più famosi dischi di Patti Smith, “Horses”, è proprio di Robert Mapplethorpe. Alto valore biografico e storico, ma anche culturale e artistico. Un’autobiografia per la maggior parte molto scorrevole e poco compiaciuta, per fortuna, visto il genere che ben si presta a sviolinate egocentriche, scritta quasi con leggerezza noncurante per le proprie vicissitudini e la loro importanza. La prima parte stenta un po’, sembra quasi che Patti Smith non abbia focalizzato appieno la scelta su quale momento della sua vita sedimentare in questo libro.